FUTURO NAZIONALE: QUANDO IL FASCISMO TORNA SOTTO FORMA DI PROGRAMMA POLITICO
Mario Monti non ha usato giri di parole. Davanti a Roberto Vannacci, sul prestigioso palcoscenico del Forum di Cernobbio, ha pronunciato parole che dovrebbero risuonare ben oltre quella sala: «Combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo».
Monti ha precisato di non poter stabilire se Futuro Nazionale costituisca giuridicamente una ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Questo compito spetta alla magistratura. Ma ha denunciato qualcosa di altrettanto grave: nelle parole di Vannacci, nella sua rappresentazione della società e nel programma del suo partito riconosce la ricostruzione della narrativa, della retorica e dello spirito del fascismo.
Ha ragione.
Il fascismo non ritorna necessariamente con la camicia nera, l’olio di ricino e le adunate oceaniche. Può tornare attraverso un programma elettorale, un’intervista televisiva, un comizio applauditissimo o una proposta presentata come semplice risposta al “buonsenso degli italiani”.
Torna quando si divide la società tra cittadini autentici e cittadini tollerati. Tra famiglie considerate naturali e famiglie giudicate inferiori. Tra italiani degni di appartenere alla comunità nazionale e persone che, per origine, orientamento sessuale, identità, religione o condizione sociale, devono continuamente dimostrare di meritare gli stessi diritti degli altri.
Torna quando il capo politico si presenta come interprete esclusivo della volontà popolare e descrive ogni limite costituzionale, europeo o internazionale come un ostacolo imposto da élite nemiche della nazione.
Ed è proprio questa l’architettura ideologica di Futuro Nazionale.
LA COSTITUZIONE NON È UN OSTACOLO AL POPOLO
Il programma di Vannacci propone una concezione gerarchica della società. Mette al centro gli italiani, la cosiddetta “famiglia naturale”, l’identità cristiana e una visione etnica e culturale dell’appartenenza nazionale. Prevede la revoca delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, politiche di espulsione e “remigrazione”, la cancellazione della legge Mancino contro l’odio razziale e la discriminazione, la negazione dell’aborto come diritto e una profonda subordinazione dell’Italia rispetto ai suoi impegni europei.
Non si tratta di singole provocazioni disseminate per conquistare qualche titolo sui giornali. È una visione organica del potere e della società.
Monti ha denunciato che molti punti di questo programma violerebbero la Costituzione italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Ha anche ricordato a Vannacci un fatto che l’ex generale sembra dimenticare: quella Costituzione è la stessa sulla quale ha prestato giuramento servendo la Repubblica.
La nostra Carta non riconosce i diritti soltanto a chi corrisponde al modello umano, familiare o culturale preferito dalla maggioranza. L’articolo 3 afferma la pari dignità sociale e l’uguaglianza davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche o condizioni personali e sociali.
Non è una dichiarazione decorativa. È il cuore della Repubblica.
Quando un partito pretende di distinguere tra famiglie di serie A e famiglie di serie B, tra italiani “veri” e italiani sospetti, tra identità legittime e identità da cancellare, non sta proponendo un semplice cambiamento di governo. Sta cercando di rovesciare la gerarchia dei valori costituzionali.
La Costituzione pone al vertice la persona e la sua dignità. Vannacci vuole mettere al vertice una determinata idea di nazione, di famiglia, di religione e di normalità. Tutti gli altri dovrebbero adattarsi, nascondersi o accettare una cittadinanza più debole.
Questo è incompatibile con una democrazia liberale.
IL FASCISMO COME METODO
Il punto non è soltanto chiedersi se Vannacci pronunci o meno la parola “fascismo”. Il fascismo storico fu anche un metodo: costruire un nemico interno, alimentare il risentimento, trasformare la diversità in una minaccia, delegittimare le istituzioni di garanzia e promettere una rinascita nazionale attraverso l’esclusione.
È il racconto di un Paese umiliato che dovrebbe finalmente rialzare la testa. Di un popolo puro tradito dalle élite. Di una nazione assediata dagli immigrati, dall’Europa, dalle minoranze, dalla cultura progressista e da chiunque rifiuti di conformarsi.
Monti ha definito questa rappresentazione il “complesso di Calimero”: l’idea ossessiva di un’Italia piccola, perseguitata, maltrattata e vittima di poteri esterni. Una retorica che sostituisce l’analisi con il rancore e la responsabilità con la ricerca permanente di un colpevole.
Il fascismo non iniziò abolendo tutto in un solo giorno. Cominciò abituando progressivamente la società all’idea che alcuni cittadini valessero meno degli altri, che la forza fosse più efficace del diritto e che il pluralismo rappresentasse una debolezza nazionale.
Per questo la retorica non è mai innocente. Prepara il terreno politico, culturale ed emotivo sul quale, successivamente, possono essere demolite le libertà.
UNA DESTRA CHE VUOLE DECIDERE COME DOBBIAMO VIVERE
Vannacci ama presentarsi come difensore della libertà contro il politicamente corretto. Ma la sua è una libertà a senso unico: libertà per chi parla come lui, vive come lui e condivide la sua idea di società.
Non è libertà voler cancellare il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Non è libertà pretendere che lo Stato stabilisca quale famiglia sia “naturale”. Non è libertà trasformare le donne in strumenti di una politica demografica. Non è libertà abolire le tutele contro la propaganda razzista. Non è libertà deportare persone considerate culturalmente incompatibili.
È controllo.
È lo Stato che entra nelle case, nelle relazioni affettive, nei corpi delle donne, nell’identità delle persone e nella vita delle minoranze per stabilire chi sia conforme e chi debba essere corretto, escluso o espulso.
Una democrazia protegge soprattutto chi non appartiene alla maggioranza. Se i diritti dipendessero dall’applauso della maggioranza, non sarebbero diritti: sarebbero concessioni revocabili.
UN PROGETTO CONTRO L’EUROPA
La stessa logica emerge nella posizione di Futuro Nazionale sull’Unione europea. Vannacci presenta Bruxelles come una struttura oppressiva e considera l’integrazione politica una minaccia alla sovranità.
Monti gli ha ricordato che una prima applicazione del suo programma rischierebbe di collocare l’Italia fuori dall’Unione e dall’euro. Non è allarmismo. È la conseguenza inevitabile di un progetto che pretende di beneficiare dell’Europa rifiutandone regole, vincoli, diritti e responsabilità comuni.
Dietro la parola “sovranismo” si nasconde spesso un gigantesco inganno: far credere che un Paese possa essere più forte isolandosi.
In un mondo dominato da Stati Uniti, Cina, Russia e grandi poteri tecnologici e finanziari, nessuna nazione europea possiede da sola la forza necessaria per difendere i propri interessi. Dividere l’Europa significa indebolire ogni Stato che la compone.
Monti ha richiamato non casualmente il principio romano del divide et impera: Trump e Putin cercano di frammentare l’Europa dall’esterno, mentre i sovranisti lavorano per dividerla dall’interno.
Quello di Vannacci non è patriottismo. Il vero patriottismo consiste nel proteggere il futuro, la sicurezza, l’economia e la libertà del proprio Paese. Uscire dalla comunità politica europea, o renderla impotente, significherebbe consegnare l’Italia alla dipendenza dalle grandi potenze.
Come scriveva Albert Camus: amo troppo il mio Paese per essere nazionalista.
È UN PARTITO ILLEGALE?
La XII disposizione finale della Costituzione è inequivocabile: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista».
La legge Scelba stabilisce che tale riorganizzazione può sussistere quando un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del fascismo, promuove la soppressione delle libertà costituzionali, denigra la democrazia e i valori della Resistenza, svolge propaganda razzista o esalta principi e metodi del regime.
Esistono dunque elementi politici e programmatici che rendono non soltanto legittima, ma necessaria una rigorosa verifica giudiziaria su Futuro Nazionale. Non può però essere un avversario politico, un giornalista o un editorialista a dichiarare formalmente illegale e a sciogliere un partito. In uno Stato di diritto spetta alla magistratura accertare se siano integrati i presupposti previsti dalla Costituzione e dalla legge Scelba.
Ma questa necessaria precisione giuridica non deve trasformarsi in prudenza politica o, peggio, in indifferenza.
Possiamo e dobbiamo affermare chiaramente che molte delle proposte di Futuro Nazionale appaiono radicalmente incompatibili con i principi della nostra Costituzione. Possiamo riconoscere nella sua propaganda i meccanismi della retorica fascista. Possiamo denunciare il tentativo di riportare nel dibattito democratico idee fondate sulla disuguaglianza, sull’esclusione e sull’autoritarismo.
Aspettare che un pericolo diventi un reato accertato prima di contrastarlo politicamente sarebbe un errore imperdonabile.
LA DEMOCRAZIA DEVE DIFENDERSI
La democrazia non è obbligata a rimanere passiva davanti a chi utilizza le sue libertà per svuotarla dall’interno. Può e deve difendersi attraverso la legge, l’informazione, la cultura e la partecipazione civile.
La responsabilità ricade anche su televisioni, giornali, imprese e grandi forum economici. Invitare Vannacci significa riconoscerne la rappresentanza politica; non può però significare normalizzare le sue idee o trattarle come una variante folkloristica della destra italiana.
Ogni volta che una proposta discriminatoria viene presentata come semplice provocazione, il limite dell’accettabile si sposta un po’ più avanti. Ogni volta che una dichiarazione razzista, omofoba o autoritaria viene derubricata a linguaggio colorito, la democrazia perde terreno.
Mario Monti ha fatto ciò che troppi esponenti politici, imprenditori e intellettuali non hanno più il coraggio di fare: ha chiamato le cose con il loro nome.
Futuro Nazionale non rappresenta il futuro. Rappresenta il tentativo di riesumare il peggio del passato, rivestendolo di parole moderne, sovraniste e apparentemente democratiche.
La Costituzione italiana non nacque neutrale. Nacque antifascista perché costruita sulle macerie materiali e morali lasciate dal fascismo. Difenderla non è una battaglia di parte e non significa avere paura delle idee. Significa impedire che l’odio diventi programma, che la discriminazione diventi legge e che l’autoritarismo torni a presentarsi come salvezza nazionale.
Monti ha promesso di combattere fino all’ultima energia.
Dovrebbe essere l’impegno di ogni democratico italiano.
