5 septiembre 2026
5 septiembre 2026

L’ITALIA CHE VINCE HA TUTTI I COLORI DELL’ITALIA

Ventidue medaglie. Dieci ori. Un trionfo.

L’Italia esce dai Campionati Europei di atletica di Birmingham come una delle grandi potenze dell’atletica continentale. Ma, guardando i volti di questa straordinaria Nazionale, credo che ci sia una vittoria ancora più importante di quella raccontata dal medagliere.

Questa squadra racconta l’Italia di oggi.

Un’Italia plurale, diversa, meticcia. Un Paese nel quale si può essere italiani in molti modi, avere storie familiari differenti, cognomi che raccontano origini lontane e la stessa maglia azzurra addosso.

C’è Nadia Battocletti, figlia di padre italiano e madre marocchina. C’è Dariya Derkach, nata in Ucraina e cresciuta in Italia. C’è Andy Díaz, nato a Cuba e diventato italiano. Ci sono atleti come Fausto Desalu, Zane Weir, Mohamed Soudassi e tanti altri che, con storie e percorsi differenti, rappresentano un Paese molto più ricco e complesso di quello che qualcuno vorrebbe raccontare.

E poi ci sono Larissa Iapichino, Mattia Furlani e tanti volti di una generazione per la quale la diversità non è un problema da spiegare: è semplicemente la normalità.

Non sono “nuovi italiani”.

Sono italiani.

Punto.

Ed è forse questa la fotografia più bella che arriva da Birmingham.

Perché mentre una parte del dibattito pubblico continua a discutere di identità come se fosse qualcosa da difendere costruendo muri, lo sport ci mostra esattamente il contrario.

L’identità non si indebolisce quando include. Si rafforza.

Una società capace di integrare talenti, culture, storie familiari ed esperienze differenti è una società più forte.

Vale nello sport.

Vale nelle imprese.

Vale nelle università.

Vale nella politica.

Vale nella vita.

La leadership contemporanea dovrebbe partire proprio da qui: dalla capacità di trasformare le differenze in energia collettiva.

Il talento non ha colore della pelle.

Il talento non ha accento.

Il talento non chiede da dove vengono i tuoi genitori.

Ha bisogno di opportunità, disciplina, fiducia e di una società capace di riconoscerlo.

Per questo le 22 medaglie di Birmingham raccontano qualcosa che va molto oltre l’atletica.

Raccontano un Paese che forse è già molto più avanti di una parte del suo dibattito politico.

Quando questi ragazzi e queste ragazze salgono sul podio, nessuno chiede dove siano nati i loro genitori.

Suona l’inno di Mameli.

Sale la bandiera italiana.

E milioni di italiani festeggiano.

Questa è l’Italia che mi piace.

L’Italia che include.

L’Italia che non ha paura delle differenze.

L’Italia che considera la diversità una forza e non una minaccia.

L’Italia che vince ha tutti i colori dell’Italia.

E guardando Birmingham, quei colori sono bellissimi.